Il cerchio

In questi giorni sui cellulari, oltre ai video e ai messaggi con annunci di numeri utili e di notizie aggiornate, arrivano anche video che fanno un po’ di ironia sulla quarantena, le misure di sicurezza e la vita delle persone in questo periodo.

Diversi di voi avranno visto il video dell’uomo che si è costruito il distanziatore di un metro per andare a lavorare. Fa sorridere, diverte, in un tempo in cui abbiamo bisogno anche di divagare un po’ (si può trovare qui: https://www.iene.mediaset.it/video/coronavirus-distanziatore-metro-distanza_726808.shtml)

Il rischio però è che le distanze fisiche necessarie e indispensabili diventino distanze effettive nel vivere i rapporti e nell’interessarsi della vita dell’altro.

La distanza richiesta è quella fisica, non la distanza dall’altro con la sua storia, i suoi bisogni, le sue vicende. Anzi, questo virus ci insegna che la vita dell’altro ci riguarda al punto tale che se l’altro è ammalato posso ammalarmi anche io.

Nel proteggerci rischiamo però di dimenticarci proprio dell’altro. Custodiamo il nostro cerchio, ci difendiamo da ciò che minaccia noi e rischiamo di dimenticarci della vita dell’altro.

Difendiamoci dal coronavirus, in questo modo tuteliamo la vita nostra e di tutti, ma difendiamoci anche dal cerchio dell’indifferenza. Qualche sera fa ha espresso queste idee molto meglio di noi Stefano Massini in un monologo straordinario che vale la pena di ascoltare:

https://www.la7.it/piazzapulita/video/muoia-il-mondo-purche-non-muoia-io-il-racconto-di-stefano-massini-05-03-2020-311558

Un esercizio che possiamo fare in questo periodo che siamo a casa e molto al computer è aprire qualche sito di notizie internazionali come Nigrizia (https://www.nigrizia.it/), Confronti (https://confronti.net/), Internazionale (https://www.internazionale.it/) o leggere notizie sulla guerra in Siria (https://www.limesonline.com/tag/siria).

Interessarsi di ciò che non accade accanto a noi in questo momento di emergenza non è facile, ma può essere un antidoto efficace per combattere la chiusura e l’indifferenza. Un virus arrivato da lontano ci ha preso. Ora cerchiamo di vivere consapevoli che tutto ciò che accade ci riguarda.

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