Balconi 2020

(immagine dal web)

Qualcuno li ama, qualcuno li odia. Sono i flash mob. Abbiamo assistito a diversi momenti in cui le persone insieme hanno applaudito, cantato, fatto musica, acceso candele, pregato. Si sono affacciate per compiere un gesto comune. Ad alcuni sembrano modi per colmare le difficoltà di questo tempo in maniera superficiale. Altri invece si sono commossi. Affacciarsi al balcone e ritrovare il vicino, il dirimpettaio, il barista che non si sapeva abitare di fronte e la signora anziana che domanda che cosa stia succedendo e che si uniscono in un applauso commuove. Il balcone e la finestra fanno comunità. Si cerca uno sguardo, ci si saluta e sorride, si tengono di più le tende aperte in attesa che qualcuno si affacci fuori. Il gesto condiviso del flash mob unifica ancora di più e incoraggia per ricordarci che non siamo soli.

Dopo anni in condomini spesso anonimi, in cui a malapena ci si salutava e sull’ascensore si tenevano gli occhi bassi, abbiamo riscoperto il balcone. È lo spazio di contatto con il mondo fuori, con il cielo. Oggi nostro figlio si è disteso per vedere il cielo e, senza flash mob, organizzato salutava tutti. Il balcone, il cavedio, le terrazze allontanano la paura. Ci fanno sentire meno soli.

E da un balcone all’altro ci si racconta. Si esprimono emozioni e ci si dice come si trascorrono questi giorni. I bambini intonano canzoni che conoscono. C’è l’umanità che si incontra.

Evviva i flash mob, allora, anche se a qualcuno possono sembrare stupidi. Evviva soprattutto quei flash mob in cui si ringrazia chi combatte quotidianamente contro il coronavirus e ci si fa forza reciprocamente, ci si guarda negli occhi tra sorrisi e lacrime.

Evviva gli sguardi da una finestra all’altra, senza vergogna di essere inopportuni.

Con mio marito abbiamo chiesto alla amministratrice di condominio se si può creare uno spazio all’ingresso in cui scrivere quotidianamente un pensiero, un saluto per non far sentire solo nessuno e per dare un senso di comunità.

Questo virus ci vuole isolare, allora, al di là della tecnologia, ben vengano tutte le soluzioni creative per rimanere in contatto, senza violare le indicazioni date dai decreti.

Anche tenere aperte le finestre può essere un toccasana, non solo per cambiare aria in casa.

E quando tutto sarà finito sarà più bello incontrarsi sulle scale, sull’ascensore e per strada e salutarsi, magari fermarsi a scambiare due parole.

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