Messa in casa

La messa domenicale è per diversi di noi, anche per i ragazzi, un momento importante. In questo tempo di emergenza i vescovi italiani hanno pensato di proporre un rito familiare che come chiesa la propria casa e come celebranti i membri della famiglia.

Anche per la Chiesa questo è un tempo nuovo e i vescovi ci propongono modi nuovi per pregare insieme, anche se non possiamo celebrare l’Eucarestia.

Eucarestia ora sono le nostre tavole e i pasti condivisi.

Ecco cosa propone la Chiesa per questa domenica. Può essere un bel modo per pregare insieme e fermarsi in questo tempo così difficile.

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA

CELEBRARE IN FAMIGLIA IL GIORNO DEL SIGNORE a cura dell’UFFICIO LITURGICO NAZIONALE della CEI

La difficile situazione che stiamo vivendo non ci consente di partecipare alla Celebrazione eucaristica della quarta Domenica di Quaresima.

Suggeriamo dunque uno schema per un momento di celebrazione da vivere in famiglia in comunione con tutta la Chiesa.

È bene scegliere nella casa uno spazio adatto per celebrare e pregare insieme con dignità e raccoglimento. Là dove è possibile, andrebbe creato un piccolo «luogo della preghiera» (cf. CCC, 2691) o anche solo un angolo della casa in cui collocare la Bibbia aperta, l’immagine del crocifisso, una icona della Vergine Maria, un cero, da accendere al momento opportuno. In questa quarta Domenica di Quaresima “Laetare”(“Rallegrati”), se lo si ritiene opportuno, è possibile porre accanto alla Bibbia o al cero qualche fiore.

Ogni famiglia potrà adattare lo schema secondo la necessità.

La preghiera può essere guidata dalla mamma (G) o dal papà (G).

G.        Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

R.        Amen.

G.        Dio Padre, che è benedetto nei secoli,

ci conceda di essere in comunione gli uni con gli altri,

con la forza dello Spirito, in Cristo Gesù nostro fratello.

R.        Benedetto nei secoli il Signore.

G.        È una Quaresima anomala quella che siamo chiamati a vivere quest’anno. Non possiamo incontrarci per la celebrazione dell’Eucaristia o per altri momenti di preghiera. Le nostre strade e le nostre piazze sono deserte.

Non possiamo però essere tristi. L’invito per tutti è a rallegrarci perché davanti a noi risplende la Pasqua che è annuncio di risurrezione e di vita e promessa di speranza per ogni uomo.

Ascoltiamo anche oggi la parola di Gesù, luce del mondo, per seguirlo ogni giorno e rischiarare la nostra strada.

            Preghiamo insieme il Salmo 27

L1           Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

L2           Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.

L1           Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia.

L2           Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

L1           Nella sua dimora mi offre riparo
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua tenda,
sopra una roccia mi innalza.

L2           Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
“Cercate il mio volto!”.
Il tuo volto, Signore, io cerco.

L1           Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

L2           E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano.
Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,
inni di gioia canterò al Signore.

G             O Dio, Padre della luce,

             tu vedi le profondità del nostro cuore:

             non permettere che ci domini il potere delle tenebre,

             ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito,

             perché vediamo colui che hai mandato a illuminare il mondo,

             e crediamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore.

             Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

R.        Amen.

LA TUA PAROLA, LUCE AI MIEI PASSI

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 9,1.6-9.13-17)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore.

R.        Lode a te, o Cristo.

Per meditare sul brano evangelico di questa domenica è possibile utilizzare la scheda posta in appendice.

A TE SALE LA NOSTRA PREGHIERA

G.        Come figli della luce acclamiamo a Cristo, luce del mondo, e chiediamogli di illuminare gli occhi del nostro cuore perché anche i nostri passi procedano al chiarore della sua parola.

L.         Quando non vediamo il tuo disegno d’amore nelle prove della vita.

R.        Apri i nostri occhi, Signore!

L.         Quando non ti riconosciamo come lampada del nostro cammino.

R.        Apri i nostri occhi, Signore!

L.         Quando preferiamo procedere nelle tenebre e andare lontano da te.

R.        Apri i nostri occhi, Signore!

L.         Quando non ti vediamo perché troppo impegnati a guardare noi stessi.

R.        Apri i nostri occhi, Signore!

L.         Quando non ti riconosciamo nel povero e nel bisognoso.

R.        Apri i nostri occhi, Signore!

L.         Tu, luce che illumina le genti:

R.        Apri i nostri occhi, Signore!

L.         Tu, Agnello di Dio, lampada della città eterna:

R.        Apri i nostri occhi, Signore!

L.         Tu, stella del mattino che non conosce tramonto:

R.        Apri i nostri occhi, Signore!

G.        Consapevoli della sofferenza di molti in queste ore preghiamo ancora:

T.        O Dio onnipotente ed eterno,

ristoro nella fatica, sostegno nella debolezza:

da Te tutte le creature ricevono energia, esistenza e vita.

Veniamo a Te per invocare la tua misericordia

poiché oggi conosciamo ancora la fragilità della condizione umana

vivendo l’esperienza di una nuova epidemia virale.

Affidiamo a Te gli ammalati e le loro famiglie:

porta guarigione al loro corpo, alla loro mente e al loro spirito.

Aiuta tutti i membri della società a svolgere il proprio compito

e a rafforzare lo spirito di solidarietà tra di loro.

Sostieni e conforta i medici e gli operatori sanitari in prima linea

e tutti i curanti, nel compimento del loro servizio.

Tu che sei fonte di ogni bene,

benedici con abbondanza la famiglia umana,

allontana da noi ogni male e dona una fede salda a tutti i cristiani.

Liberaci dall’epidemia che ci sta colpendo

affinché possiamo ritornare sereni alle nostre consuete occupazioni

e lodarti e ringraziarti con cuore rinnovato.

In Te noi confidiamo e a Te innalziamo la nostra supplica

perché Tu, o Padre, sei l’autore della vita,

e con il tuo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo,

in unità con lo Spirito Santo,

vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Maria, salute degli infermi, prega per noi!

G.        La situazione di sofferenza e di apprensione nella quale ci troviamo è occasione affinché si manifestino le opere di Dio. Anche noi dobbiamo compiere le opere del Padre poiché il Signore Gesù, la vera luce, abita in noi e sostiene il nostro impegno. Egli sorregge anche la nostra umile preghiera:

T.        Padre nostro …

G.        O Dio, vera luce della nostra coscienza,

              in te solo sappiamo ciò che è bene;

il tuo Spirito ci salvi dall’oscurità del male

in cui nessuno può operare,

perché camminiamo come figli della luce

sulle orme del tuo Cristo.

Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

T.        Amen.

INVOCHIAMO LA BENEDIZIONE DEL PADRE

G.        Concedi la tua benedizione alla nostra famiglia, o Padre,

e donaci di essere lieti nella speranza,

forti nella tribolazione,

perseveranti nella preghiera,

attenti alle necessità dei fratelli

e solerti nel cammino di conversione

che stiamo percorrendo in questa Quaresima.

Ciascuno traccia su di sé segno di croce mentre il capofamiglia prosegue.

G.        Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

T.        Amen.

Si può concludere con l’antifona mariana Sotto la tua protezione:

T.           Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,

Santa Madre di Dio:

non disprezzare le suppliche di noi 

che siamo nella prova,

e liberaci da ogni pericolo, 

o Vergine gloriosa e benedetta.

Per la meditazione

Gesù è la vera luce del mondo che ridona all’uomo la vista ed è l’Inviato del Padre (questo è il significato del nome della piscina di Siloe) perché ogni uomo possa giungere alla salvezza.

Il brano evangelico che tradizionalmente la liturgia propone nella IV domenica di Quaresima dell’anno A, attraverso i dialoghi serrati che lo compongono, è un’autentica palestra per imparare a conoscere Cristo. Un uomo, cieco dalla nascita, è il modello della fede che gradualmente avanza e matura, una fede che ha bisogno di crescere, di camminare, di giungere anche attraverso il dubbio e l’incertezza a riconoscere in Gesù il Figlio dell’uomo: «Credo, Signore!».

Lungo il brano più volte fa capolino il pregiudizio dei Giudei circa l’origine della cecità: se il cieco è tale è perché ha peccato. Gesù si oppone drasticamente a questa concezione, come si comprende leggendo il brano nella forma completa, affermando che la situazione di disagio del cieco è “luogo santo” affinché l’opera di misericordia del Padre si manifesti. Infatti, l’azione di Gesù che restituisce la vista al cieco lo riporta alla sua dignità più autentica.

Non soltanto gli consente di vedere ciò che prima non vedeva, ma apre per lui un orizzonte nuovo. Il cieco nato è un emarginato da sempre, uno destinato ad essere perennemente “cacciato fuori”, escluso e scartato. Gesù lo trasforma in un uomo vero ridonandogli la bellezza che ogni uomo porta con sé in quanto immagine di Dio e in un discepolo chiamato a seguirlo.

Ogni battezzato deve porsi la domanda del cieco guarito: «chi sei, o Signore, perché io possa credere in te?» L’incalzante polemica dei Giudei è occasione per il cieco guarito di andare a fondo nel suo cammino di credente per continuare a vivere di Cristo.

La pagina faticosa e dolorosa che stiamo vivendo a causa del virus ci rende tutti un po’ ciechi e mendicanti, incapaci di guardare con lucidità al presente e al futuro, cercatori di speranza e di sicurezza.

Cristo che ha attraversato fino in fondo la via della croce chiede anche a noi di assumere l’amarezza della sconfitta per approdare con lui alla luce di Pasqua. Ogni buio interiore, fatto di domande, di angoscia, di fede che scricchiola, è una forma di morte. Ripartire da Cristo significa tornare un po’ alla volta a vedere e rinascere per una vita completamente rinnovata e rimotivata grazie all’incontro con lui.

Neppure l’epidemia che attanaglia l’Italia e buona parte del mondo è un castigo di Dio a causa dei nostri peccati, ma piuttosto può diventare un tempo di grazia nel quale sperimentare ancora una volta il volto luminoso di Dio, colui che ci guarisce (cfr. Es 15,26) e ci fa passare dalla valle oscura del dolore e della preoccupazione ai pascoli della vita piena (cfr. Sal 22,4.2), e l’occasione per ravvivare l’unità e la fraternità tra di noi.

Il buio di queste ore può essere premessa preziosa per scorgere la luce di Cristo che dà vita e colore al nostro domani.

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