Albania Italia andata e ritorno

Qui in Albania sembrerà strano che trenta medici e infermieri della nostra piccola armata in tenuta bianca partiranno per la linea del fuoco in Italia. Sono le parole iniziali del discorso di Edi Rama, primo ministro albanese. Chi non si è commosso ad ascoltarlo? Non lo conoscevamo, ma le sue parole, scandite in perfetto italiano, ci hanno emozionato e sono state per tutti una lezione di perfetta umanità, ma anche di politica. Sì, perché cosa è politica, se non capacità e creatività di occuparsi della polis, della città, della comunità?

So che trenta medici e infermieri non ribalteranno il rapporto tra la forza micidiale del nemico invisibile e le forze in tenuta bianca che lo stanno combattendo nella linea del fuoco dall’altra parte del mare. Edi Rama è consapevole che il suo è un piccolo gesto, ma nonostante questa consapevolezza lo compie. Una piccola goccia può fare molto e infatti il suo breve discorso sta facendo il giro d’Italia e commuovendo molti, soprattutto sta arrivando a molti come insegnamento di come si amministri una comunità con fermezza e generosità.

Ma so anche che laggiù ormai è casa nostra da quando l’Italia, le nostre sorelle e i fratelli italiani ci hanno salvato, ospitato e adottato in casa loro quando l’Albania bruciava di dolori immensi. L’Italia è casa nostra, perché ha accolto gli albanesi quando l’Albania bruciava di dolori immensi. Accoglienza chiama accoglienza, ospitalità chiama ospitalità, bene chiama bene. Ricordiamo tutti quando negli anni ’90 navi colme di albanesi in cerca di una vita più dignitosa sbarcavano sulle coste della Puglia. Ricordiamo anche la nostra fatica ad ospitarli ed accoglierli, le parole e i gesti di pregiudizio ed esclusione. Eppure li abbiamo ospitati, accolti e integrati. E oggi, con la voce del primo ministro e un gesto ci ringraziano, venendo in Italia ad aiutarci, a loro spese.

Noi stiamo combattendo lo stesso nemico invisibile, le risorse umane e logistiche della nostra guerra non sono illimitate ma oggi noi non possiamo tenere le forze di riserva in attesa che siano chiamate, mentre in Italia si stanno curando in ospedali di guerra anche albanesi feriti dal nemico, e hanno un enorme bisogno di aiuto. Sono bellissime queste parole sulla lotta al nemico invisibile. Non si vincerà trattenendo risorse, facendo rivalse sul primato del vaccino, contendendosi scoperte scientifiche. No! La via è la condivisione e la messa in circolo delle risorse e la considerazione su chi ha più bisogno di aiuto.

È vero che tutti sono rinchiusi nelle loro frontiere e anche paesi ricchissimi hanno girato la schiena agli altri, ma forse esattamente perché noi non siamo ricchi, ma nemmeno privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà. Questo è il passaggio più bello! Intenso e pieno di consapevolezza. Siamo tutti barricati e i paesi ricchi hanno girato la schiena agli altri. Accade spesso così. Questa volta il voltarsi dall’altra parte, il rifiutare di venire in aiuto è stato eclatante e ha fatto sentire sola l’Italia e gli stati maggiormente in difficoltà. E qui arriva una lezione di Edi Rama che va al di là della diplomazia internazionale, ma che riguarda le possibilità di vita di ciascuno di noi: “non siamo ricchi, ma nemmeno privi di memoria…”. Non sono la ricchezza e le risorse economiche che muovono le scelte, ma una scelta di valore. Quante volte ci tiriamo indietro con la scusa che non siamo capaci, non siamo in grado, non abbiamo gli strumenti, etc…? L’Albania si muove con una motivazione: memoria. Memoria di accoglienza. Memoria di ospitalità. Memoria di bene ricevuto. Altra lezione sull’importanza della memoria, del ricordo, del portare con noi quei grandi e piccoli gesti di bene ricevuto. Eppure, lo abbiamo già scritto, non fu semplice ospitarli e le parole di cattiveria non mancarono. Ora però tanti albanesi vivono in Italia e hanno una vita felice e dignitosa e il primo ministro ci considera amico in difficoltà. Non si lascia solo un amico in difficoltà.

Questa è una guerra dove nessuno può vincere da solo e voi, cari membri coraggiosi di questa missione per la vita, state partendo per una guerra che è anche la nostra. E l’Italia la deve vincere questa guerra, e la vincerà, anche per noi, anche per l’Europa e il mondo intero. Nessuno si salva da solo. Anche Edi Rama lo ricorda. Questa guerra non è degli italiani, dei tedeschi, degli inglesi e dei diversi stati e staterelli, è una guerra di tutti e se ne può uscire solo insieme. Consapevole di questo, Edi Rama ha deciso di compiere il suo piccolo grande gesto come lezione magistrale.

Questo è essere politico, amministratore di uno stato, consapevole che siamo tutti cittadini di un’unica casa, il mondo.

Ora possiamo rileggere o riascoltare il discorso di Edi Rama, entrare nelle sue parole e ripensarlo in piccolo. Ognuno di noi, nelle proprie case, può compiere scelte che potrebbero sembrare inutili, ma che unite a una catena di tante piccole scelte preziose e gesti buoni, possono risultare vitali.

Grazie Edi Rama!

Nave Vlora a Bari

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