Contro le fake news. Le parole sono pietre

Fake news, ormai ci siamo abituati. Per chi utilizza facebook e altri social network ormai è esperienza ordinaria. “Basta stare attenti!”, qualcuno potrebbe obiettare. È vero, ma non sempre è sufficiente e non tutti sono in grado di passare al setaccio notizie, comunicazioni, informazioni, soprattutto in momenti come questi in cui i messaggi sono numerosi e la necessità di sapere si fa sentire in modo forte.

Qualche giorno fa è circolato un video in cui si diffondevano notizie false sull’origine del virus. Ma è solo uno dei tanti video che circolano in questo periodo. Forse i video e i messaggi peggiori non sono quelli che danno notizie false. Prima o poi arriva la smentita e la notizia si volatilizza. Sono peggio i video e i messaggi di uomini e donne che mandano comunicazioni false e volutamente scoraggianti. Mentre tutti invitano a resistere, a essere pazienti e a non scoraggiarsi qualcuno rema contro. Perché lo fa? Perché c’è sempre qualcuno che vuole seminare odio, perché c’è sempre qualcuno che vuole differenziarsi e remare contro anche quando la necessità è fare rete, essere uniti.

“Le parole sono pietre”, scriveva Carlo Levi. Ancora più oggi in cui le nostre vite sono aggrappate alle parole ricevute. Se c’è chi semina parole di ostilità, in questo blog ci impegniamo a disseminare parole di pace e benefiche.

La rete in questo tempo ci sta aiutando. Permette che non interrompiamo del tutto le relazioni fuori casa. Proprio ieri sera immaginavamo come sarebbe stato se questa epidemia si fosse diffusa vent’anni fa. Niente smart working, no lezioni a distanza, ma soprattutto nessun canale oltre il telefono. La rete ci fa uscire di casa, ci permette di stanarci e ci offre delle belle possibilità, come molti blog, siti ed esperienze che stanno nascendo in questo tempo. Qualche giorno fa sui giornali si parlava di un blog creato da tre trentenni genovesi (scriviamezzanotte.it) in cui ognuno può lasciare la propria lettera al destinatario che desidera.

Le parole sono importanti e questo tempo ce lo insegna ancora di più. Esercitiamoci ad utilizzarle nel modo migliore. Quando mandiamo un messaggio scegliamo come salutare. Ricordiamoci dei ‘per favore, grazie, prego…” . Nessuna parola è in eccesso. Non temiamo di utilizzare troppe righe nel comunicare, perché sono le parole, oltre ai video e le foto, che ci tengono in relazione in questi giorni.

Non temiamo di domandarci l’un l’altro ‘Come stai?’. È stata spesso una domanda di routine, di convenzione. Ora sappiamo che è una domanda che apre a tante risposte possibili. Impariamo a chiederci come stiamo e ad ascoltare le risposte. È tempo di dialogo, di scambio di parole che uniscano e non che destabilizzino e spaesino.

In questi giorni online sono circolati diversi decaloghi sull’uso dei social… ognuno, pensando al proprio carattere, può creare il proprio. Il nostro decalogo è:

  1. Quando scrivi o parli online, ricordati che hai davanti una persona di cui non sai precisamente cosa stia vivendo.
  2. Scegli bene le parole da utilizzare, non avere fretta, valuta cosa dire.
  3. Metti in circolo buone idee e dà precedenza alle buone notizie.
  4. La parola può curare o può ferire. Non usarla a sproposito.
  5. Bontà non è mancanza di verità. Sii sincero.
  6. Mantieni un senso critico e pensa prima di scrivere o parlare online.
  7. Se conversando online non capisci l’interlocutore non aver timore di chiedere chiarimento.
  8. La distanza non giustifica aggressività e violenza. Sii gentile e delicato.
  9. Una volta uscite dalla tua mano, le parole non sono più solo tue. Non arrabbiarti se vengono fraintese e sii felice se possono essere un dono per qualcuno.
  10. Con le parole cerca sempre di costruire ponti e non alzare muri.

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