Chi può metta, chi non ha prenda

Panaro solidale in via Santa Chiara a Napoli

Sappiamo che per molti sono giorni difficili, non solo per chi fronteggia la malattia, ma anche per chi ha perso il lavoro. Qualche giorno fa il Papa durante un’omelia ha ricordato le tante persone che stanno iniziando ad avere fame per via delle restrizioni necessarie per fermare la pandemia.

Si spera che le misure che il governo prenderà siano di sostegno alle classi più deboli. C’è chi ha maggiori garanzie di previdenza sociale, ma c’è chi ora è in seria difficoltà e non sa come procurarsi da mangiare.

Ultimamente abbiamo letto diverse notizie di anziani soli che non erano più in grado di procurarsi cibo e che, non sapendo a chi rivolgersi, hanno chiamato le forze dell’ordine che hanno fornito loro la spesa.

In attesa che tutti trovino il sostegno necessario, in modo che ci sia un po’ per tutti, è comparso a Napoli il paniere solidale con la scritta “Chi ha metta, chi non può prenda”. L’iniziativa è partita dal centro di Napoli, in via Santa Chiara. Da un palazzo sono stati calati giù due cesti con la scritta che viene attribuita a San Giuseppe Moscati. Navigando in rete abbiamo letto che l’iniziativa è partita da Pina e Angelo che abitualmente hanno attenzione ai poveri e che la domenica cucinano il ragù che poi mettono per permettere a chi non può provvedere alla cena di sfamarsi e di sfamare la famiglia. Cuori grandi. Occorrono cuori grandi per piccole iniziative che possono fare molto.

L’idea del ‘panaro solidale’ si è diffusa in tutta Italia. Napoli non è stata l’unica. A Firenze vicino a una fermata dell’autobus è stata disposta la scatola rossa.


In diverse città d’Italia sono comparsi i muri della gentilezza con vestiti per chi non ne ha.

Le diverse realtà che sempre si sono preoccupate della povertà, continuano a raccogliere sacchi e scatoloni pieni di alimenti e prodotti per le famiglie più bisognose.

A Bergamo, il fruttivendolo egiziano Sameh regala frutta e verdura a chi ne ha bisogno, in segno di gratitudine per l’accoglienza ricevuta dieci anni fa.

Diversi comuni hanno aderito di recente all’iniziativa della spesa sospesa. Grazie all’adesione di supermercati ed associazioni che fanno da ponte, chi vuole, può donare la sua spesa a chi non può procurarsela.

E poi ci sono aziende che hanno fatto scelte solidali, come il Pastificio Novella di Sori (Ge) che ha destinato un contributo economico al San Martino e alla Croce Rossa e, nello stesso tempo, ha aumentato lo stipendio e il fondo assicurativo ai suoi dipendenti.

Sì, è proprio vero che ‘vi è più gioia nel dare che nel ricevere’ (At 20,35)!

Le iniziative dentro e fuori la rete non mancano. La speranza è che non ci si dimentichi dei poveri quando piano piano la vita riprenderà. E anche adesso non dimentichiamoci dei cosiddetti ‘invisibili’, ovvero i poveri che vivevano lungo le nostre strade lavando vetri, chiedendo qualche spicciolo e cercando di sopravvivere. Noi avevamo un amico a Roma, Sadhan, non abbiamo più contatti con lui perché ha cambiato numero, ma ogni sera prima di dormire ci domandiamo che fine abbia fatto.

Non dimentichiamoci di nessuno e chi può dia, perché, come diceva San Francesco, amico degli ultimi e dei dimenticati, è dando che si riceve.

E alla fine saranno tanti, siamo sicuri che sono già moltissimi, i gesti nascosti di uomini e donne che aiutano gli altri a continuare a vivere. Probabilmente rimarranno nascosti e vissuti nel segreto, ma non c’è gioia più grande di dare e sperimentare l’amore che si diffonde e alimenta altre occasioni di bene.

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