Il cerchio del COVID: paura e resilienza

La Casa per la Pace di Milano (https://www.casaperlapacemilano.it/) che si occupa di formazione alla non violenza ed educazione alla pace, ha reso pubblico in questi giorni il cerchio che vediamo nell’immagine posta sopra e che potremmo chiamare ‘Cerchio del COVID 19’.

Osserviamolo bene. Sono quattro cerchi che si espandono, uno dentro l’altro. Il primo cerchio pone il quesito: “Chi voglio essere durante il COVID-19?”. Presupponiamo di porre la domanda a persone che non si trovino a fronteggiare una condizione profondamente penalizzante come la malattia, la mancanza di sostegni economici e situazioni gravi di disagio. Tutti possiamo scegliere come vivere questo periodo senza subirlo e, al tempo stesso, non negandone la complessità.

I cerchi successivi sono tre che indicano tre condizioni che, chi ha creato il grafico ha chiamato zone: paura, apprendimento e crescita.

Il primo cerchio indica quegli stati associati alla paura e che tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo vissuto. È inevitabile che l’impatto con qualcosa di sconosciuto e che comporta malattia e morte metta paura. Nella zona della paura sono descritti degli atteggiamenti legati alla paura stessa, un esempio eclatante è l’accumulo di prodotti alimentari e di beni di consumo come se dovesse interrompersi tutto il commercio. La paura è un’emozione. Non possiamo non viverla ed è malsano affermare di non aver provato e di non provare mai timore, ansia, preoccupazione, angoscia o di non avere domande su come andrà a finire. Gli psicologi potrebbero dirci che negare le emozioni negative è legato a forme di difesa e rimozione. Attraversiamolo il cerchio della paura. Avere il coraggio della propria paura fa bene. Ma non fermiamoci lì. Non fermiamoci alla paura che spesso genera rabbia e atteggiamenti autocentrati in cui, se va bene, si compiono atti per cercare attenzione. La paura porta a rintanarsi, a chiudersi, se non si reagisce, non si trovano modalità per elaborarla, parlandone, leggendo, scrivendo, comunicando e non fissandosi sul terrore del mostro. I bambini quando hanno paura invocano l’aiuto dei genitori o di un supereroe per mandarlo via.

Il secondo cerchio a cui possiamo arrivare una volta attraversata la zona della paura è il cerchio dell’apprendimento. Non capisco cosa sta succedendo, allora mi informo, cerco canali di informazione positivi e propositivi, non mi abbuffo delle prime notizie che trovo. Non vivo di sospetti, ma provo a fidarmi di chi ne sa più di me. Invece di criticare, cerco di comprendere. Acquisisco senso critico, osservo la realtà, cerco di ascoltare le mie e le altrui emozioni e prendo coscienza della situazione. Prendere coscienza significa decidere come comportarsi. Ad esempio: non posso andare in palestra (attività che prima svolgevo più di due volte a settimana), mi organizzo per fare attività fisica in casa. Ci piace di più chiamare questo cerchio come zona dell’ascolto e della comprensione.

Arriviamo all’ultimo cerchio, la zona di crescita. È il cerchio più interessante, perché, dopo aver attraversato la paura e la comprensione, tutti siamo invitati a mostrarci pronti ad affrontare il COVID 19 in modo costruttivo e creativo, trovando scopi e obiettivi, occupandoci degli altri, cercando modi nuovi di adattarci alle nuove situazioni imposte. Al posto dell’ansia contrapponiamo la calma e la pazienza, al posto dell’aggressività e dell’autocentramento l’attenzione agli altri, al posto della lamentela la capacità di fare proposte, al posto della critica cerchiamo di essere grati e apprezzare chi in questo tempo si sta impegnando. A questo cerchio, invece che zona di crescita, potremmo dare un altro nome, ovvero quello di resilienza. È stato un termine abusato e mal utilizzato, che, se ci si fa caso, ora non si sente molto utilizzare perché è proprio il momento per avere questo atteggiamento.

Ma cosa è la resilienza? Il termine viene dalla fisica, perché si tratta della capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Applicato in ambito psicologico ed esistenziale è la capacità di fare fronte alle difficoltà, di reagire ad eventi traumatici e scoprire, a partire da questi, nuove possibilità.

Adesso guardate bene il cerchio. Dove vi collocate? Tenete presente che nell’arco delle ore della giornata possiamo trovarci a riattraversare tutte le zone. Ogni giorno, ogni istante possiamo fermarci e decidere di attraversare il cerchio ed entrare nella zona della crescita o, come l’abbiamo rinominata, della resilienza. Questo tempo difficile, impegnativo, che spesso ci mette in crisi potrà allora diventare occasione per scoprire nuove potenzialità, passioni e abilità. Buona ricerca a tutti!

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