Il coraggio del profumo

Oggi è la giornata del profumo. Il lunedì santo è questo. Il Vangelo ci ricorda un gesto che colpisce, che apparentemente sembra inutile e che forse può aiutarci a riflettere anche in questo periodo. Per chi non avesse presente il testo a cui ci riferiamo, lo pubblichiamo:

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù (Gv 12,1-12).

Il Vangelo racconta un gesto rivoluzionario. Una donna, Maria, amica di Gesù, cosparge olio profumato e prezioso e li asciuga con i capelli. È un gesto dolce, delicato, ma dal significato potente, tanto che Gesù lo impara e lo ripeterà durante l’Ultima Cena, lavando i piedi ai suoi apostoli. Non era scontato per una donna a quel tempo compiere quel gesto che, ora noi lo sappiamo, anticipa gli eventi della morte di Gesù, ma che i suoi contemporanei allora non potevano sapere. Forse non lo sapeva nemmeno Maria, probabilmente ha compiuto quell’atto istintivamente, senza comprendere il perché. Quanti gesti di bene compiamo senza conoscere il motivo? Oppure aveva colto qualcosa dal volto di Gesù? Non ci è dato saperlo.

Oggi ripensavamo a questo gesto e consideravamo due atteggiamenti. Da un lato abbiamo Maria, che compie un atto gratuito, smisurato, rischiando di essere presa per pazza, dall’altro, c’è Giuda che, al di là del fatto che avrebbe poi tradito Gesù, si scandalizza e dice: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?».

Da un lato abbiamo un gesto gratuito e legato al cuore, dall’altro la domanda di chi calcola, fa valutazioni, si preoccupa dell’utilità. Sembrano gli atteggiamenti che oscillano costantemente nell’essere umano, sempre, in ogni momento storico e anche in questo. C’è chi dona, offre, si dispone ad affrontare quanto sta accadendo e chi calcola, critica, decide.

Di fronte ad ogni situazione possiamo scegliere tra l’aroma del profumo, il gesto di donarlo e diffonderlo e il valore economico, la preoccupazione dello spreco e dell’inutilità di alcuni gesti.

Nulla è inutile! Pensiamo a chi in questi giorni ha creato mascherine per donarle ad altri. Magari non sono a norma, magari non serviranno a nulla, ma chi ha ricevuto quelle mascherine ha provato comunque tenerezza e gratitudine.

Ogni gesto di relazione in questo periodo (e non solo in questo periodo) è di valore immenso. Sarebbe bello che oggi, chi se la sente, compisse questo gesto di unzione profumata a chi considera importante e prezioso. Oppure possiamo profumarci le mani, in modo che a ogni nostro gesto di cura verso gli altri, verso noi stessi, verso le cose, si diffonda l’aroma della tenerezza e dell’attenzione. Fa sorridere forse, ma pensateci: possiamo essere olio profumato l’uno per l’altro. Il virus ci impone le distanze, ma ci si può ungere anche con un pensiero di bene verso l’altro, una parola di consolazione e di speranza. Le notizie non sono confortanti, ma possiamo diffondere il profumo del futuro.

Non sappiamo come sarà la vita quando riprenderà la sua normalità. Sappiamo però che gli abbracci, le carezze, i baci avranno un sapore diverso. E non ci sembreranno spreco, gesto inutile e superfluo.

Maria, in quel momento, con Gesù in casa sua, ha compiuto questo gesto coraggioso e umano, ha sentito che era bene così. E Maria ora sono tutti i medici e gli infermieri che non si limitano a curare i malati, ma anche a donare sguardi di consolazione e speranza, Maria sono le persone che accudiscono anziani e bambini, Maria siamo tutti noi, quando sentiamo che l’altro che è di fronte a noi, anche con i suoi limiti, i suoi difetti, le sue insicurezze, è importante. Maria siamo noi quando riusciamo a cogliere il valore della vita, anche in mezzo alla tempesta.

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