Cambi di moda

Stanno cambiando tante cose e molte ancora cambieranno. Accade così quando c’è un passaggio importante. Gli stili di vita, le abitudini, i ritmi si modificano. Da un lato ci si adatta alle novità, dall’altro ci si interroga se va bene come siano andate le cose fino a questo punto. Siamo in un tempo storico che segna un transito e tutti ne facciamo i conti, anche le forme artistiche, le opere architettoniche e la moda. Tutto cambia e tutto cambierà. Già di norma periodicamente si verificano innovazioni nell’arte e negli stili di vita, ma questo momento storico, come tutti i passaggi epocali impone da sé il cambiamento. Chissà come ci vestiremo e forse si creerà una moda per le mascherine, già le fantasie in rete e nella vita reale non sono mancate al riguardo, ma se dovremo abituarci a portare le mascherine probabilmente si creeranno degli stili veri e propri e forse qualcuno dovrà pensare, se non esiste già, anche alle mascherine in caso di pioggia. Mascherine a parte chissà con che abbigliamento usciremo dalle nostre case quando saremo di nuovo liberi. Certo, useremo gli stessi abiti che indossavamo prima e forse non è tempo per spese per vestirsi. Ma lo stile non significa necessariamente spesa.

In queste settimane qualche riflessione è venuta dal mondo della moda, grazie ad alcuni stilisti che hanno avuto il coraggio di mettersi in discussione, essere critici verso se stessi, cambiare.

Armani, Herno, Gucci, Valentino si sono mossi con raccolte di fondi e produzioni di mascherine e camici per gli ospedali: https://www.ilsole24ore.com/art/armani-produce-camici-herno-mascherine-gucci-lancia-crowdfunding-intesa-sanpaolo-AD7zXAG?refresh_ce=1

“Certo, sono ricchi!”. Viene da dire così. Ma quando un ricco si volge verso le necessità del momento non è un brutto segno, soprattutto nell’ambito della moda.

Ecco una lettera che proprio Giorgio Armani ha scritto al mondo della moda: https://www.today.it/donna/trend/giorgio-armani-lettera-moda-coronavirus.html

 Uno dei maestri della moda sente che bisogna rallentare, rinunciare agli sprechi, modificare lo stile. Riconosce che è addirittura immorale continuare a lavorare come si è fatto finora, rincorrendo la consegna e la creazione continua di mode: “Non ha senso che una mia giacca, o un mio tailleur vivano in negozio per tre settimane, diventino immediatamente obsoleti, e vengano sostituiti da merce nuova, che non è poi troppo diversa da quella che l’ha preceduta. Io non lavoro così, trovo sia immorale farlo”.

E ancora: “Questa crisi è anche una meravigliosa opportunità per ridare valore all’autenticità: basta con la moda come gioco di comunicazione, basta con le sfilate in giro per il mondo, al solo scopo di presentare idee blande. Basta intrattenere con spettacoli grandiosi che oggi si rivelano per quel che sono: inappropriati, e voglio dire anche volgari. Basta con le sfilate in tutto il mondo, fatte tramite i viaggi che inquinano. Basta con gli sprechi di denaro per gli show, sono solo pennellate di smalto apposte sopra il nulla”.

Cambia la moda, cambia lo stile e forse via via cambierà nuovamente l’idea della bellezza. Probabilmente già ora apprezziamo ciò che fino a qualche giorno fa davamo per scontato, come la luna piena, un tramonto, le onde del mare, un fiore che sboccia, un sorriso di un amico e quel vestito, magari sgualcito, a cui siamo affezionati, che non vediamo l’ora di indossare di nuovo quando potremo uscire finalmente dalle nostre case (sempre ammesso che durante la quarantena non siamo aumentati di qualche chilo!!)

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