Grazie Lucho!

Il web oggi è esploso per la morte di un grande scrittore, Luis Sepulveda. Il coronavirus l’ha portato via. Succede così con i grandi artisti. Quando se ne vanno, vengono ricordati per le tracce di vita che hanno lasciato con le loro opere e Luis o, come si faceva chiamare, Lucho ha lasciato segni belli con i suoi racconti e le sue parole belle.

Tutti conosciamo La storia della gabbianella e il gatto che le insegnò a volare, diventato nel 1998 film d’animazione sotto regia di Enzo D’Alò. Le storie di Sepulveda hanno la bellezza dei grandi racconti che possono essere letti da piccoli e da grandi e interpretati a partire dalla propria storia, età e dai percorsi compiuti.

Attraverso le sue storie Luis ci parlava e ci parla. Per chi non l’ha letto, questo tempo di quarantena e di sosta forzata può essere un’occasione per scoprirlo e farsi accompagnare da lui in alcune riflessioni sull’esistenza.

E sembra che i suoi racconti siano proprio adatti, perché c’è una costante che emerge: la cura.

Il gatto Zorba si prende cura della gabbianella Fortunata. La delicatezza di questa storia è quasi indescrivibile. Zorba ha promesso alla gabbiana Kengah di prendersi cura del suo uovo e mantiene l’impegno preso, nonostante la diversità. È una storia di un amore incondizionato verso chi è diverso da noi, proviene da altri luoghi, ma che ci riguarda perché entrato a far parte della nostra esistenza. Cosa ci insegna la storia della gabbianella in questo tempo? Soprattutto la delicatezza e l’attenzione all’altro, chiunque esso sia. Alla fine la gabbianella volerà, quando prenderà coscienza di non essere un gatto e di essere destinata al volo. Il rischio che rimanesse con l’idea dell’essere gatto era alto, ma Zorba l’ha aiutata a scoprirsi e a prendere la sua strada. Fortunata vola felice, senza dimenticarsi di chi si era preso cura di lei.

Un’altra storia di Sepulveda molto bella è Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza. Sicuramente è un racconto meno noto della Gabbianella e il gatto, ma ha altrettanto da trasmetterci in particolare per questo tempo in cui tutti stiamo sperimentando, in qualche modo, la lentezza. Luis ci parla di una lumaca che non accettava che lei e le altre lumache non avessero un nome proprio per identificarsi e che vivessero come limite la loro lentezza. Così si mette in viaggio, fa incontri con gli altri animali e  riesce a darsi un nome, Ribelle. Scopre anche che il Paese del Dente di Leone, dove vive, è messo in pericolo dagli uomini e, dopo aver trovato risposta alle sue domande, decide di tornare tra le altre lumache e convincerle a seguirla. Non tutte la seguono. Qui inizia un nuovo viaggio, per scoprire che il Paese del Dente di Leone è dentro di noi e dipende da noi come lo abitiamo. Ribelle rinuncia alla vita tranquilla, all’omologazione, al non porre e porsi domande e inizia ad apprezzare la propria lentezza, non come debolezza, ma come possibilità. Questa storia ci mette di fronte a tanti aspetti del nostro vivere: la ricerca della nostra identità, il non rimanere passivi e omologati, il bisogno di prendere posizione e farsi domande e poi tornare nella comunità più ricchi dentro e responsabili. In questo tempo di sospensione, possiamo fare anche noi come Ribelle, tra le nostre pareti di casa, per poi tornare nella vita insieme agli altri con più idee, più sogni, più desideri.

Ogni racconto di Luis Sepulveda ci mette davanti a una parte di noi, alle nostre lotte, alle nostre debolezze e alle nuove possibilità. Luis Sepulveda era un uomo che sognava e volava alto e a noi, nei suoi scritti, ha lasciato i suoi sogni. In rete si trova tantissimo materiale, anche audiolibri con cui è possibile ascoltare le sue storie. Che ci siano di compagnia in questo tempo e occasione di memoria di un uomo che ha vissuto tutta la sua esistenza nell’impegno di rendere la vita di tutti più bella, grazie alla sua scrittura e alla sua parola.

Allora mettiamoci in viaggio con Zorba per prenderci cura di chi ha bisogno, prendiamo il volo con Fortunata, assumiamo la forza di Ribelle che non si accontenta del suo piccolo guscio protettore e che cerca una vita più felice e gratificante. Facciamo come il topo che diventa amico del gatto (Storia di un topo e del gatto che diventò suo amico) superando pregiudizi. E i più giovani possono fare come la balena bianca (Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa) che nel mare aperto, messo in pericolo dagli uomini, lotta e difende con forza il proprio mare e le quattro balene più anziane che non hanno le forze per proteggersi dalle insidie degli uomini.

Cura, solidarietà, immaginazione, responsabilità sono le parole sottotraccia nei racconti di Sepulveda. Viviamole, facendo memoria di Luis e di tutte quelle persone che hanno dedicato la loro vita per questi sogni di un mondo possibile.

Una opinione su "Grazie Lucho!"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: