Fase 2: la rabbia non serve, la mitezza è necessaria

Ieri sera il Presidente Conte ha annunciato la prossima Fase 2 e l’allentamento delle misure di sicurezza, chiedendo però di mantenere le norme di distanziamento fisico e tutte le pratiche apprese in queste settimane. Le parole di Conte sono state da un lato di gratitudine per questo periodo e per l’impegno di tutti, dall’altro un invito a mantenere attenzione e cautela nelle prossime settimane che, si sa, saranno ancora più delicate della Fase 1 ormai in conclusione. Di fatto, non sappiamo come andrà e se ci troveremo a rafforzare di nuovo le misure di sicurezza con quarantene e altre interruzioni.

Un passaggio così complesso inevitabilmente genera emozioni. Paura in alcuni, entusiasmo eccessivo in altri (tanto che qui a Genova dove le misure si sono già un po’ allentate le strade oggi erano popolate come in giornate ordinarie), speranza e fiducia in altri, rabbia e risentimento in altri ancora, senso di confusione e sospensione in altri. L’animo umano è costellato di emozioni e ogni reazione, anche la più aggressiva, ha diritto di essere manifestata.

Però le emozioni hanno sempre aspetti viscerali e a mente fredda poi bisogna fermarsi e avere il coraggio di fare delle riflessioni.

La paura è normale. Chi non ha paura in questo momento? Chi non teme di ritrovarsi in una situazione peggiore e non si sente insicuro? Chi ha paura può cercare di rafforzare la speranza e l’ottimismo, ma soprattutto la fiducia nella vita. La paura spesso aiuta la prudenza, la cautela, ma bisogna anche farsi coraggio e cercare di vivere questo tempo con risolutezza e resilienza. La paura ci fa rintanare. Forse qualcuno ancora non si sente di uscire dalle proprie case. È comprensibile. Alla paura possiamo associare l’osservazione, il tentativo di comprendere gli eventi e, come bravi strateghi, il coraggio di agire. Può essere una via.

L’entusiasmo eccessivo è comprensibile, siamo rimasti chiusi in casa per due mesi e ora non ce la facciamo più, abbiamo voglia di uscire, di ritrovare la nostra libertà, di poter muoverci serenamente. Ma all’entusiasmo è bene sostituire la prudenza e la cautela. È bene che piano piano si recuperi un po’ di normalità, ma non possiamo permetterci di nullificare tutto lo sforzo fatto finora. In un versetto del Libro dei Proverbi si legge: “Con la sapienza si costruisce la casa e con la prudenza la si rende salda” (Pr 24,3).

La fiducia e la speranza, come il senso di confusione e sospensione sono comprensibili. C’è un passaggio, un cambiamento in corso dopo un periodo davvero difficile e da cui non sappiamo quando ne usciremo fuori.

L’alternanza di stati d’animo, come l’ansia serale e la speranza del mattino, è naturale, anzi, un bene.

Forse ciò che dobbiamo evitare sono l’apatia, l’indifferenza, la distanza emotiva da tutto.

E poi c’è un’emozione che sta coinvolgendo molti, la rabbia.

È comprensibile essere arrabbiati. La stanchezza genera risentimento e nervosismo. La chiusura comporta autocentramento e atteggiamenti egoistici. “E io? E la mia vita? E la mia famiglia?”.

È giusto anche l’atteggiamento critico, permette di affrontare in modo più costruttivo e lucido questo tempo, se non si sfocia nella reazione viscerale dell’ira e del risentimento.

Nessuno ha vissuto bene queste settimane senza poter svolgere le proprie funzioni e senza la libertà a cui eravamo abituati. Ci è mancata l’aria. Ci sono mancate le relazioni.

Ora la vita (forse?) piano piano riprende. Una interruzione così grande come quella vissuta non può comportare una riapertura immediata di tutto, soprattutto in una condizione di rischio ancora presente. La rabbia non genera solidarietà e indebolisce la coesione.

Non è il tempo della rabbia.

È vero, ci sono problemi seri. Tante famiglie sono in difficoltà perché i genitori riprenderanno a lavorare nelle aziende, nei negozi e negli uffici. E i figli? È normale vivere paura, smarrimento e soprattutto spaesamento. La complessità è evidente. Negare le fatiche e i disagi è un errore, ma la rabbia non genera soluzioni, non è mai costruttiva. Ancora nel libro dei Proverbi leggiamo diverse frasi sull’ira: “Una risposta gentile calma la collera, una parola pungente eccita l’ira” (Pr 15,1) e ancora: “Il paziente ha grande prudenza, l’iracondo mostra stoltezza” (Pr 14,29).

Chi non vorrebbe i propri figli a scuola? Chi non vorrebbe poter accompagnare i bambini ai giardinetti? Chi non desidera ritornare alle proprie solite attività lavorative? Chi non sogna di rivedere amici e parenti, fare le vacanze, andare in giro, riprendere le proprie abitudini? A tutti manca un abbraccio.

E così rivendicare è facile. Anche la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha preso duramente posizione perché ancora non è possibile celebrare le messe.

Forse ognuno si aspettava un’apertura maggiore, ma non è tempo di rabbia. È tempo di cautela, calma, pazienza.

Il risentimento ci fa vedere il nostro orticello, ora invece serve uno sguardo allargato, capace di cogliere i segni positivi e negativi.

Qualcuno interpreta questo tempo vedendo tutti i segnali di mancanza di democrazia e violazione di diritti. Non neghiamo che non ci sia questo rischio. Sentiamo però che non si reagisce a questo pericolo con la rabbia e l’aggressività, ma con la calma, con la coesione sociale, con soluzioni creative.

I nostri figli non possono tornare a scuola? In questo tempo gli educatori, al di là della didattica a distanza per i più grandi, siamo noi e forse molti si stanno riscoprendo genitori.

Non possiamo vedere i nonni? Forse è occasione per custodire ricordi, per tramandare usanze e tradizioni. Sicuramente in molte famiglie è accaduto di riprodurre le ricette della nonna.

Le difficoltà pratiche ed economiche, ahimè, al di là dei sostegni finanziari statali, sono oggettive. Speriamo però in una solidarietà che piano piano si diffonderà tra di noi.

Le celebrazioni sono sospese. È vero! Non la preghiera, non possibilità diverse di comunione tra i credenti.

Facciamoci coraggio. Mettiamo da parte l’ira e gli animi rancorosi. Non è una guerra tra noi, anche se è vero che ci sono persone più privilegiate. Sosteniamoci a vicenda. La vita riprenderà se tutti sapremo aspettare, coltivando la calma e la pazienza. È vero, siamo fermi da due mesi, abbiamo tutti domande dentro di noi e gli adulti hanno cercato di dare risposte ai propri figli. Ora solo uno sguardo di pace ci può fare andare avanti. La rabbia uccide. La rabbia genera divisioni. Mettiamoci davanti allo specchio, osserviamo il nostro sguardo. Più generiamo pace, più si diffonderà.

Una nota per i cristiani: celebrare l’Eucarestia non è solo cibarsi del Corpo di Cristo, ma è diffondere atteggiamenti di pace, mitezza, solidarietà e ascolto reciproco.

I più fortunati aiutino chi fa più fatica. Nessuno si senta solo. Mitezza non è rassegnazione, remissività, passività. Non è una virtù debole, ma è la capacità di vivere l’esistenza considerandola giardino di tutti. Possiamo fare nostre le parole di un grande intellettuale, Norberto Bobbio, in un libro dal titolo “Elogio della mitezza”: «Amo le persone miti, perché sono quelle che rendono più abitabile questa “aiuola”, tanto da farmi pensare che la città ideale non sia quella fantasticata e descritta sin nei più minuti particolari dagli utopisti, ma quella in cui la gentilezza dei costumi sia diventata una pratica universale.»

Una opinione su "Fase 2: la rabbia non serve, la mitezza è necessaria"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: