Ci sono case…

Paul Klee, Castello e sole

C’è un adagio che dice ‘casa dolce casa’. In questi giorni ci siamo chiesti spesso se per tutti sia casa dolce casa. E mai come in questo tempo ci è stato dato di vivere gli spazi della casa. Casa dolce casa?

Qualcuno probabilmente non era abituato, eccetto le ore di sonno, a trascorrere più di cinque ore di seguito in casa tra lavoro, spese, impegni, incontri, cene fuori e amici. Forse per gli anziani e i bambini le difficoltà di adattamento sono state minori, ma per i più la fatica di vivere gli spazi della propria abitazione non è mancata e, insieme con questo, l’impegno di condividere stanze e ambienti con i propri familiari.

È impossibile entrare nelle case di tutti… ma possiamo per qualche attimo immaginare di entrare nella casa di un’anziana sola, sostenuta da una o due badanti. Come avranno vissuto insieme questo tempo? L’anziana probabilmente impossibilitata a fare i pochi passi che faceva quotidianamente sotto casa si sarà tuffata in un mare di ricordi che avrà consegnato alla sua badante che ama come un angelo o odia come un’intrusa. Eppure sarà circolato amore e soprattutto vita. La badante, a propria volta, avrà raccontato dei figli lontani, della propria infanzia e delle speranze per il futuro.

Possiamo immaginare la casa di una famiglia in cui vive un figlio disabile. Come avranno retto tutto questo tempo? Basta navigare un po’ in internet e le testimonianze non mancano. È stata una dura prova, al di là delle uscite consentite per i disabili in grado di uscire. Eppure, anche tra quelle mura, tra braccia che sollevavano, mani che si stringevano, sguardi muti, urla disperate è circolato amore.

E nelle case di chi ha perso il lavoro o ha deciso di interromperlo? Sicuramente è circolata disperazione. Ma la disperazione richiede un abbraccio, una carezza per essere lenita. E questo è amore. E quella disperazione si sarà placata alcune ore per giocare con i figli, per trasmettere un senso di normalità. È circolato amore.

Ci sono case, lo sappiamo, ed è stata per diverse persone la preoccupazione di questo tempo, in cui non è circolato amore, ma violenza, parole urlate, aggressività, male. Vorremmo che a queste persone arrivasse consolazione e che, a quarantena terminata, avessero il coraggio di denunciare i maltrattamenti subiti.

Ci sono le case in cui non si riusciva a mettere su una cena perché mancava il cibo. Ci auguriamo che sia circolato l’amore di un esterno che si è preoccupato di loro provvedendo da mangiare.

Ci sono le case dei medici, degli infermieri, dei negozianti, degli autisti e delle tante persone sempre esposte in cui c’era sempre qualcuno ad attenderli. Lì è circolato amore e molto desiderio di abbracci.

Ci sono le case in cui i genitori si sono trovati per la prima volta realmente a fianco dei propri figli, scoprendone passioni, giochi, preoccupazioni, inquietudini silenziose. Ed è circolato probabilmente conflitto, ma nel conflitto vissuto e superato spesso circola amore.

Ci sono case di coppie in crisi in cui si sono giocate possibilità nuove.

Immaginiamo di entrare in tutte queste case. Forse nelle proprie abitazioni ognuno si è ricavato un angolo personale (anche il bagno per i genitori che hanno figli piccoli) in cui fare circolare amore per se stessi, per trovare tregua in momenti di agitazione, per concedersi la lettura di un libro o una rivista, per approfittare del momento e fare pace con se stessi.

Domani inizia la fase 2 che non sapremo come andrà, ma ci sarà un po’ più di libertà di movimento. Con quale animo usciremo dalle nostre tane? Per alcuni la casa sarà ancora una gabbia insopportabile, per altri quello spazio intimo da lasciare per rigenerarsi e per portare fuori quanto raccolto in tutte queste settimane.

Diversi avranno sognato la loro casa ideale, soprattutto chi non ha terrazzi e spazi esterni o chi vive in case molto piccole. E quella casa sarà diventata un sogno e un simbolo di tutti i nostri desideri.

Ci auguriamo che chi ha sentito circolare amore dentro casa o per una presenza interna o per qualcuno che veniva da fuori continui a fare circolare questo amore anche uscendo di casa.

Ci auguriamo che ora queste case siano la strada, gli ambienti di lavoro, la vita. Sicuramente in questi mesi di convivenza forzata molti hanno imparato di più il rispetto, la discrezione, la capacità di fare silenzio quando necessario, l’ascolto vicendevole, l’aiuto e il sostegno reciproco e che l’altro ha bisogno, nello stesso tempo, di distanza e prossimità.

Ora facciamo del mondo la nostra casa e con pazienza questo virus cambierà strada.

Buona lenta, premurosa e attenta ripresa (speriamo!) a tutti!

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