“Ci siamo resi conto che…”

Opera di Salvatore Gentile esposta a Palazzo dei Normanni (PA)

Abbiamo appena assistito alla conferenza stampa del Primo Ministro Conte e di alcuni ministri dedicata al Decreto Rilancio. Abbiamo ascoltato il lungo elenco dei provvedimenti di sostegno finanziario ed economico di cui molti saranno soddisfatti e molti insoddisfatti. Non vogliamo entrare nel merito delle scelte ministeriali, ma abbiamo preso in prestito un’espressione utilizzata dal ministro Speranza: “Ci siamo resi conto che…”.

Ci siamo resi conto dell’importanza della ricerca e della sanità pubblica. Ci siamo resi conto del ruolo delle famiglie nella nostra società. Ci siamo resi conto che l’istruzione è importante e poco sostenuta in Italia, a partire dalle strutture fatiscenti. Ci siamo resi conto che ci sono piccoli artigiani e piccole e medie imprese che fanno fatica. Ci siamo resi conto che in Italia molti anziani non hanno assicurata l’assistenza domiciliare. Ci siamo resi conto che esiste un popolo prezioso di invisibili braccianti, badanti e colf. Ci siamo resi conto che il turismo è fondamentale per la nostra nazione. Ci siamo resi conto che i prodotti delle nostre terre sono preziosi e fonte di sostanziamento. Ci siamo resi conto che i piccoli negozi, se non sostenuti finanziariamente, chiudono. Ci siamo resi conto che i giovani hanno bisogno di lavorare, ma sono soprattutto una grande ricchezza. Ci siamo resi conto che la cultura è importante. Ci siamo resi conto che lo Stato deve essere in grado di occuparsi del benessere di tutti e di tutte le realtà pubbliche e, se possibile, anche private. Ci siamo resi conto che una comunità civile è costituita di persone di fasce d’età diverse che vanno tutelate dai bambini agli anziani.

L’elenco potrebbe continuare, sicuramente ci siamo dimenticati di moltissime prese di coscienza. Non è nelle nostre intenzioni presentare tutte le istanze, ma soffermarci su questa espressione ‘ci siamo resi conto che…’.

Di quante cose ci stiamo rendendo conto in questo periodo?

Ma la domanda che ci viene questa sera è: occorreva un’epidemia per rendersi conto?

Dovevamo essere privati dei nostri anziani, che ora vanno tutelati perché non si ammalino tutti, per accorgerci quanto siano importanti non solo affettivamente, ma anche in sostegno alle famiglie?

Dovevamo trovarci in un’emergenza come questa per accorgerci della mancanza di personale sanitario, della gravità del taglio delle strutture pubbliche e di come sia fondamentale un welfare per tutti?

Dovevamo essere privati della scuola per riconoscere il valore dell’istruzione, della vita scolastica e del ruolo educativo della scuola pubblica, al di là di mille carenze?

Ma soprattutto dovevamo essere privati di relazioni per renderci conto di quanto siano fondamentali, indispensabili e vitali?

La mancanza determina nostalgia e la nostalgia presa di coscienza.

Chi in questi mesi non si è reso conto di quanto fosse importante un affetto, un collega di lavoro, un compagno di scuola, un insegnante, un dirigente, un vicino di casa…?

Impariamo a ‘renderci conto’ nella vicinanza, non nella distanza.

Il virus ci sta privando di molte cose utili e inutili. La nostalgia sta generando riflessioni e occasioni per scoprire ciò che davvero conta.

Un augurio che facciamo a tutti è che in questa lenta ripresa continuiamo a ‘renderci conto’ e a valorizzare le persone, le realtà e i percorsi che ci sono vicino.

A volte i sogni degli altri, non solo i nostri, ci spaventano. Siamo propensi a facili giudizi e denigrazioni. Il sogno di stasera è che le lacrime della ministra Bellanova rappresentino le prese di coscienze di tutti. Ogni essere umano, ogni sogno, ogni slancio di vita è prezioso.

‘Rendiamoci conto’!

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