Con il padre in prima linea. Il racconto di Giuseppe (I.C. Quezzi 1B)

Questo periodo come sappiamo è difficile, però ognuno lo vive in modo diverso:  c’è chi ha perso un familiare, chi si ammala, chi ha i figli che rimangono dai nonni oppure solo con un genitore…
Non soffermandomi a specificare tutti i casi, mi sento di dire che il tempo del coronavirus è  per tutti un periodo difficile che non dimenticheremo mai.

Io vivo questo tempo con l’assenza di un genitore, perché impegnato in prima linea nella lotta contro questo virus: in poche parole, io in questo periodo non ho un papà.

Quando viene non possiamo abbracciarlo e io non mi sento benissimo, lo vedo in un angolino di casa come se fosse un estraneo, un appestato. Quando se ne va io non piango come mia sorella o mia mamma.

Non reagisco come se non mi toccasse dentro. Forse è un meccanismo di difesa, almeno credo, così ho sentito dire dalla mamma mentre parlava a telefono.

Forse ha ragione perché quando ne parlo, come ora che sto scrivendo, piango un pochino.

All’inizio appena mia madre mi disse che papà non tornava più a casa io ero perplesso, ma non piansi come fece mia sorella e ho cercato di capire il perché non piangevo. La sera però mi sono trovato a guardare le foto del profilo dei contatti e quando sono arrivato al numero di mio padre, ho iniziato a piangere, senza fare rumore perché voglio cercar di apparire forte davanti alla mia famiglia e soprattutto alla mia sorellina di 8 anni, ma mia mamma mi ha sentito e si è sdraiata nel lettino con me e mi  ha abbracciato fortissimo fino a quando mi sono addormentato.
Con il passare dei giorni, oltre a studiare, ho cercato di distrarmi giocando con la playstation, ma non mi è bastato per tranquillizzarmi, allora ultimamente mi riparo nella musica che è l’unica cosa che mi fa sentire bene.

I miei genitori provano a mostrarsi forti, ma io capisco, vedendoli, che in alcuni momenti si trattengono facendoci forza, dicendo ANDRÀ TUTTO BENE. Io però li conosco e so che si trattengono e questo è il motivo per cui non riesco a sentirmi tranquillo, ma fondamentalmente non possono farci niente. Sono splendidi e sono forti, ma quello che sta succedendo è surreale e spaventoso e se riuscissero ad essere freddi e distaccati non sarebbero esseri umani.

Mia sorella all’inizio non la prese benissimo, rispondeva male e piangeva ogni 30 minuti oppure appena sentiva la parola papà si disperava. Io e la mamma ci siamo inventati di tutto per distrarla e vederla serena, lei è piccola e non capisce che certe cose non si possono evitare. Dopo due settimane mia sorella ha iniziato a calmarsi e, dato che a mio papà spettavano delle ferie, è tornato a casa dopo aver fatto tutti gli esami del sangue e anche il tampone. Finalmente potevamo abbracciarlo e tutto sembrava normale, tutto era come prima.

Poi però qualche giorno fa è dovuto tornare a lavoro,io non ho reagito perché sapevo già che purtroppo non sarebbe rimasto in ferie per sempre e soprattutto so che quando tutto questo finirà lui tornerà a casa e non correrà più pericoli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: