Le storie del mondo non si sono fermate

Abbiamo chiuso i confini tra gli stati, abbiamo interrotto la possibilità di viaggi e scambi, abbiamo iniziato a tutelare le nostre regioni, le nostre città, le nostre case. Tutte ottime decisioni, dettate dal buon senso e dalla necessità imposta da questa pandemia. Si è fermato tutto! O meglio, ci è sembrato che tutto si fermasse.

Nessuno nega la gravità di questa pandemia che ha coinvolto e sta colpendo il mondo intero. Paesi poveri e paesi ricchi sono ugualmente travolti dal COVID 19. Ma questa pandemia, rischia di diventare anche un’arma di distrazione di massa.

Oggi, per curiosità, abbiamo aperto il sito di Limes, un’ottima rivista di geopolitica per rimanere informati (www.limesonline.com) e, lo scriviamo con ironia, in caso di dubbio, abbiamo constatato che il mondo non si è fermato e che le crisi interne ai vari stati (Libia, Medio Oriente, America Latina, Africa…) non si sono fermate.

Un fatto di cronaca recente che ha colpito molti è stata la notizia della bomba che è caduta su un reparto maternità di un ospedale di Kabul gestito da Medici Senza Frontiere. Sono morti medici, donne e bambini appena nati. Dove inizia la vita è entrata la morte. È un esempio tra tanti! Una precisazione è d’obbligo, il 90% dei morti nelle guerre moderne è rappresentato da civili inermi e innocenti.

In Siria continua, da dieci anni, la guerra che ha già provocato centinaia di migliaia di morti (circa quattrocentomila) e undici milioni di profughi. Cosa sappiamo ora dei campi profughi che fino a qualche giorno prima dell’inizio dell’emergenza COVID erano riusciti ad attirare l’attenzione dei media?

In Africa e nel mondo si continua a morire di fame (quattro milioni negli ultimi quattro mesi). Mentre noi combattiamo contro una pandemia virale, milioni di uomini e donne continuano a morire di fame e di malattie, oltre che di COVID, ultima sfida per territori e persone stremate da povertà inimmaginabili. Che fine hanno fatto, a parte qualche raro caso, i barconi che prima tanto ci allarmavano e le dispute su quale porto dovessero attraccare?

E in America Latina? Il Perù rischia di essere martoriato dall’epidemia di COVID, già i danni sono stati enormi in Ecuador, dove il bilancio dell’epidemia è tra i peggiori del mondo e dove il governo è stato costretto a fornire gratuitamente migliaia di bare agli enti locali che ne erano sprovvisti. Ci è accaduto di vedere su Internazionale, altra rivista importante per non vivere isolati, le immagini  raccapriccianti.

Non possiamo dimenticare nemmeno l’India in cui il COVID rischia di accentuare situazioni già di divario profondo tra ricchi e poveri, tra chi ha privilegi e chi ogni giorno sopravvive.

Un articolo su Repubblica del 20 marzo (https://www.repubblica.it/solidarieta/equo-e-solidale/2020/03/26/news/covid_19_il_virus_delle_disuguaglianze_in_azione-252357585/) definiva il COVID come ‘il virus delle disuguaglianze’ in cui chi è ricco continua a vivere ricco e chi è povero soccombe.

Le storie degli altri non ci interessano più?

Ripetiamo, questo virus pestifero, ha provocato una distrazione di massa ed accentuato la dimenticanza degli altri.

Ci siamo domandati in questi mesi come stia l’Africa e come paesi come il Sud America stiano affrontando questa emergenza?

Forse non ce lo siamo domandati nemmeno tanto dei nostri vicini.

È un virus che isola. È un virus che ci invita alla distrazione, alla dimenticanza.

Allora, adesso che piano piano, pur non avendo sconfitto il COVID, stiamo ripartendo, svegliamoci e cerchiamo di ricordarci che intanto il mondo con le sue dinamiche va avanti. Va avanti il divario tra ricchi e poveri, prosegue la lotta contro la fame, continuano le guerre, c’è chi semina odio e le mafie ne approfittano.

Svegliamoci e oltre a cercare di sconfiggere il COVID, iniziamo a tentare di vivere meno distratti.

E per non essere meno distratti non è necessario andare fino in Africa, ma provare a fare scelte più consapevoli nelle nostre comunità, vivere più attenti quando ci sono ingiustizie.

Il virus ci ha chiuso in microcosmi, piccole bolle, ma ci ha anche fatto rendere conto di come siamo interconnessi, tanto che basta veramente poco per contagiarci. Allora iniziamo a vivere con la consapevolezza che non ci siamo solo noi, non ci sono solo i nostri diritti, non ci sono solo i nostri interessi, ma la vita è di tutti.

Usciamo dalla distrazione, viviamo attenti. Dal 3 giugno l’Italia riapre le frontiere con i paesi dell’Unione europea, ma ci auguriamo che ognuno di noi possa alzare lo sguardo oltre le pareti di casa propria, anche semplicemente informandosi su cosa accade al di là dei propri confini.  

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