Gli anziani faranno sogni, i giovani avranno visioni

Joshua Hargrave Sams Mann “The Cauld Blast” 1876

È un po’ di giorni che pensando a questo tempo fa eco dentro di noi un’espressione storica dei protocolli di sicurezza “prima le donne e i bambini”. In mare, in caso di pericolo, quando bisogna fuggire da un incendio, è ormai consolidato che hanno precedenza le donne e i bambini.

Per “prima le donne e i bambini” ovviamente ora si intende un modo di dire che indica l’importanza di difendere  le categorie di persone che vanno più tutelate. Una volta le categorie più deboli erano le donne e i bambini, così è nato questo detto.

Ora, osservando questo tempo, ci viene da sostituire il detto pensando ai due cardini della vita ‘prima i bambini e gli anziani’.

Ci sono tante altre situazioni di fragilità come quelle di disabilità fisica e psichica, come quelle di chi è solo o non riesce a sostenersi.

Ma oggi vogliamo pensare a questo virus che ha diviso gli anziani e i bambini, i nonni dai nipoti.

I bambini sono stati isolati, costretti all’interruzione della loro vita sociale perché possibili portatori di contagio, gli anziani sono stati invitati a rimanere a casa perché più fragili e più a rischio di danni fisici.

E così i due poli dell’esistenza, spesso linfa vitale reciproca, si sono trovati distanziati, separati. Gli anziani sono la memoria, i bambini sono il futuro. Non c’è futuro senza memoria e, a propria volta, la memoria, le radici perdono senso senza il futuro, l’avvenire.

Qualche settimana fa, quando è stato permesso che i nipoti rivedessero i nonni, anche noi abbiamo fatto incontrare Gioele e Giordano con i nonni e ricordiamo il loro sguardo, le emozioni circolate, la bellezza di quegli attimi.

Questi mesi ci hanno dato occasione per riflettere sull’importanza degli anziani e dei bambini, risorsa gli uni per gli altri.

Non è un caso che già dai primi anni del nuovo millennio si parla di educazione intergenerazionale, in cui gli anziani possono donare memoria, esperienza, passioni ai bambini e i bambini possono donare vita e fantasia, ma soprattutto sguardo verso un mondo che continua.

In un’intervista recente Erri De Luca ha detto che in questo tempo gli anziani sono stati considerati scarto, d’altro canto abbiamo tutti davanti agli occhi, ben presente, la sofferenza e l’isolamento sociale dei nostri bambini. Solitudine, nostalgia e paura hanno caratterizzato il vissuto di tutti, ma soprattutto quelli dei nostri anziani e dei nostri bambini.

Non possiamo fare altro che augurarci che bambini e anziani, finita questa emergenza, tornino ad abbracciarsi. I nostri nonni si sono occupati molto dei nostri figli e hanno permesso che molti di noi potessero lavorare. Ora tanti genitori si trovano soli e non sanno a chi affidare i propri figli. Dobbiamo molto alla generazione precedente alla nostra! Il rischio però è quello di limitare tutto a una questione di utilità. È così, solo in parte, perché, come già scritto, senza memoria non c’è futuro e senza futuro la memoria non ha senso.

Siamo cresciuti con i racconti dei nostri nonni, i nostri genitori ora stanno facendo ugualmente con i nostri figli e questo narrare è prezioso e vale più di ogni patrimonio economico. È trasmissione di sogni, di idee, di pensieri e sguardi sul futuro.

Concludiamo questa riflessione con un’immagine a noi molto cara tratta dal libro del Profeta Gioele: “i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni” (Gl 3,1). Questo tempo forse ha ulteriormente ‘spento’ i sogni e le visioni, non solo di anziani e bambini, ma vorremmo tanto che il nuovo tempo che un giorno si aprirà partisse proprio da qui: sogni, desideri e visioni di tutti.

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