Staniamoci!

La quarantena è terminata da un po’ di giorni ormai. Piano piano, con le misure necessarie e con la cautela richiesta, stiamo iniziando ad uscire e a riprendere, nei limiti del possibile, le nostre relazioni sociali.

È bello e non facile, al tempo stesso.

Molti di noi sono tornati a respirare davanti al mare o ad un prato fiorito. Alcuni hanno provato gioia per un incontro vissuto dopo molto tempo. La vita torna a scorrere, anche se nella continua incertezza.

In questi ultimi giorni abbiamo sentito dire da diverse persone di varie età che si sono impigriti e che non provano desiderio di uscire. È pigrizia?

Facciamo fatica a pensare che si tratti di pura pigrizia. L’essere umano è molto adattivo. Allora è adattamento? Anche l’ipotesi di una forma di adattamento alle pareti di casa ci sembra poco sostenibile.

Non è pigrizia, non è adattamento. Cosa può essere che ci trattiene tra le pareti di casa, che ci rende difficili i movimenti, al di là delle persone che esagerano con movida e affollamenti non necessari?

Quando c’è un evento grande come quello appena vissuto subentra la paura.

Abbiamo paura della ripresa della vita ordinaria, facciamo fatica a fidarci.

Uscire e imbatterci in volti mascherati può trasmettere insicurezza, un po’ come quando ci si sveglia al buio, nel pieno della notte e a fatica si riconoscono le zone della casa.

Siamo un po’ come animaletti in uscita dal letargo, dobbiamo riprendere contatto con il mondo.

Abbiamo avuto la percezione che questa fatica non è semplicemente fisica. Non si tratta solo della difficoltà di lasciare le pareti di casa, ma di una chiusura, un rintanamento interiore. Durante i primi giorni di quarantena c’è stato, da parte di molti, un forte tentativo di reazione. Qualcuno ha risposto in modo creativo, ha inventato modalità nuove di relazione, si è attivato per non spegnersi. Ora che la vita, piano piano sta riprendendo, siamo affaticati da questo periodo appena trascorso, come se avessimo speso troppe energie per non cedere.

È arrivato il tempo per rigenerarci. Non è il tempo per reagire, abbiamo tenuto e fatto prova di resistenza, ora è arrivato il tempo per recuperare le forze. Prendiamo la luce del sole, respiriamo aria, passeggiamo, incontriamo un amico, rechiamoci in un luogo familiare, perdiamo tempo all’aperto.

È vero, forse, le emergenze non sono terminate. Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi mesi. Proprio per questo, il tempo che si apre diventa occasione per recuperare le energie e forze necessarie per affrontare i prossimi mesi.

Ora usciamo dalle tane come fanno gli animali alla fine del letargo, guardiamoci intorno, respiriamo l’aria nuova, facciamo bagni di luce, girovaghiamo, divaghiamo.

Ai più giovani e anche agli adulti suggeriamo di fare riposare (per chi insegna e per chi studia non appena possibile!) computer, cellulari e strumenti vari di comunicazione. In questi giorni i nostri computer stanno iniziando a dare problemi e scherzosamente diciamo che anche loro sono stanchi. Sappiamo bene che una macchina non può stancarsi. Abbiamo bisogno di separarci da questi strumenti che sono stati fondamentali in questo periodo, che ci hanno permesso di tenere vive le relazioni e le attività lavorative. Ora però il rischio è che cellulari, computer, monitor sostituiscano la nostra realtà. Quando è possibile, facciamoli riposare e riposiamoci anche noi. Recuperiamo il contatto con la vita reale. Forse verrà il tempo per nuovi distacchi, per nuove emergenze da affrontare, ma ora staniamoci e rigeneriamoci.

A proposito di uscite dal letargo, c’è un libro di Gioele che si intitola ‘Orso cercabbracci’. Racconta di un orso che esce dal suo letargo invernale e cerca abbracci fino a quando non ritrova l’abbraccio della sua mamma. Auguriamo anche a voi di cercare un abbraccio dopo questo tempo di lontananze e solitudini. Non potrà ancora essere un abbraccio fisico, dato che dobbiamo ancora rispettare le norme di distanziamento, ma come abbiamo inventato modi nuovi di rimanere in contatto, ora potremo pensare a modi nuovi di donarci abbracci e mostrare vicinanza.

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