Lo Spirito del ‘noi’

Oggi la chiesa cattolica festeggia Pentecoste, ricorrenza spesso dimenticata, ma importante quanto la Pasqua e i momenti centrali della vita cristiana.

In questo giorno si conclude il tempo pasquale (se esiste una conclusione del tempo pasquale, dal momento che dopo la risurrezione di Gesù siamo entrati tutti in questo tempo pasquale) e si ritorna a un tempo ordinario con forze nuove. Per chi crede in questo giorno si ricorda il dono dello Spirito. E ricordare spesso significa poter rivivere.

Cosa significa vivere questo tempo alla luce dello Spirito? Il Papa, come sempre, con la sua omelia quotidiana ci viene in aiuto e ha questa capacità notevole di contestualizzare il Vangelo e il cristianesimo:

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2020/documents/papa-francesco_20200531_omelia-pentecoste.html

Leggendo il Vangelo e facendoci accompagnare dalle parole di Papa Francesco è chiaro che Pentecoste è festa di tutti e per tutti e che ognuno di noi deve avere il coraggio di uscire dai propri spazi chiusi, dai propri cenacoli, dai propri perimetri che danno sicurezza.

Oggi siamo invitati a lasciare le logiche dell’‘io’ per quelle del ‘noi’.

Viviamo un tempo in cui è necessario proteggersi. Ognuno difende le proprie realtà, si impegna per la propria situazione, ma nulla come questo tempo ci ha ricordato che siamo tutti uniti e che la vita non funziona se ognuno si preoccupa semplicemente per sé.

Per vivere la logica del ‘noi’ però serve una forza coesiva. Per chi non è cristiano questa forza coesiva si può esprimere in molti modi: passione per la vita, responsabilità, senso della comunità, valori condivisi, amore per il prossimo, etica, legame con la vita…

Il cristiano trova sintetizzato tutto questo nello Spirito, il fuoco d’amore che permette l’unione di persone diverse, la capacità di comprendere, la forza anche nella tempesta, l’andare avanti anche quando tutto sembra senza un orizzonte.

Fu quello Spirito che più di duemila anni fa fece uscire gli apostoli ancora atterriti dal cenacolo e permise loro di parlare molte lingue, comprendere ed essere compresi.

Lo Spirito dona capacità di ascolto e dialogo. Non si tratta di una forza magica, ma di una forza d’amore che entra in circolo nel momento in cui chi lo riceve si predispone a una ricerca di forme nuove di linguaggio.

Crediamo che proprio in questo tempo sia necessario un gran lavoro dello Spirito, in cui l’uomo cooperi però in modo attivo, per mettere in atto sforzi di comprensione e linguaggi nuovi.

Ascoltiamo i bambini. Ascoltiamo gli anziani. Ascoltiamo gli adolescenti. Cerchiamo di comprendere di cosa realmente hanno bisogno il mondo della scuola e della sanità. Cerchiamo di comprendere cosa questo tempo sospeso ci ha mostrato lacunoso, mancante ed esercitiamoci in linguaggi nuovi, forme rinnovate di relazione.

Il rischio dell’io è dimenticare il noi, le necessità degli altri, di tutti.

Ma lo Spirito ha la forza di decentrarci, di stanarci, di liberarci dai nostri spazi sicuri.

In questi mesi di pandemia (forse anche nei prossimi) abbiamo vissuto in una condizione umana che invocava la sicurezza. Ognuno di noi (almeno chi poteva!) ha vissuto rintanato nelle proprie case in cerca di sicurezza. È stato giusto così, ma ricordiamoci che la vita non è un luogo sicuro, ma continua esposizione ad un’insicurezza, a un uscire dai propri confini di sicurezza per incontrare l’altro.

Jean Paul Sartre diceva “L’inferno sono gli altri”, nel senso che l’incontro con l’altro destabilizza. È bene che sia così. Lo Spirito è proprio lì a ricordarci l’esistenza degli altri. La fame dell’altro deve urtarci, la mancanza di lavoro del nostro vicino di casa deve destabilizzarci, lo spreco delle energie deve inquietarci fino a scelte consapevoli, la solitudine degli anziani e le esigenze di attenzione dei bambini devono scuoterci, le dimenticanze della nostra società devono indignarci. Pentecoste è festa contro ogni indifferenza, qualunquismo, difesa identitaria. È coraggio di chiedere perdono per tutte quelle volte in cui abbiamo messo al centro l’io, anziché il noi.

È forza di ripartire, spalancando porte e braccia, respirando a pieni polmoni.

Ma è anche e soprattutto consolazione. Lo Spirito Santo è forza d’amore, è fuoco che arde, ma è anche brezza consolatrice.

Solo consolati, abitati da luce di speranza, saremo capaci di uscire dai nostri gusci privati per un oltre d’amore.

Pentecoste è una festa che ci ricorda che tutti siamo invitati ad aver i piedi per terra e gli occhi al cielo, mani che creano solchi per terra e, al tempo stesso, braccia al cielo. Solo se crediamo che l’amore che doniamo è restituzione di un amore ricevuto (non solo da Dio!), saremo in grado di vivere i nostri giorni andando sempre più un po’ al di là di noi stessi e dei nostri piccoli interessi.

E quando ci sentiamo stanchi e scoraggiati, stato comprensibile in questi giorni che viviamo, c’è una bellissima e preziosa preghiera della tradizione della Chiesa che ci può sostenere, la sequenza allo Spirito Santo:

Vieni, Santo Spirito,

mandaci dal cielo

un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell’anima,

soave refrigerio.

Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

O luce beatissima,

invadi nel profondo

il cuore dei tuoi fedeli.

Senza il tuo soccorso,

nulla è nell’uomo,

nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,

bagna ciò che è arido,

sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

raddrizza ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna.

Amen.

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