Per un’informazione che non confonda

“Il vostro parlare sia sì, sì, no, no” (Mt 5,21). È tutto il giorno che ci risuona dentro questo invito, riflettendo sulle modalità comunicative di questi ultimi giorni e, in generale, sull’informazione di questa pandemia.

Abbiamo iniziato a marzo con medici, a cui facevano eco politici, che dicevano che il Covid era una semplice influenza, generando confusione e soprattutto atteggiamenti scorretti tra le persone. Invece della prevenzione e dell’attenzione è seguito in molti un rilassamento eccessivo che ha fatto sì che l’epidemia prendesse campo. Qualcuno ha ammesso l’errore, qualcuno lo ha giustificato.

Ieri invece qualcun altro ha detto che il virus è ormai clinicamente inesistente. Forse è vero che si sta indebolendo, ma affermare che sia inesistente è un ulteriore eccesso che crea nuovamente confusione.

Per strada oggi pomeriggio c’erano dei vecchietti che discutevano se fosse necessario o meno tenere la mascherina perchè quel medico aveva detto che era tutto finito. Poi, seguendo il buon senso, hanno concluso che per ora è meglio tenerla.

Ci sono parti di mondo come il Perù, per fare solo un esempio, in cui stanno morendo migliaia di persone e hanno dovuto provvedere con la creazione di fosse comuni. È vero, non ci riguarda, sono lontani… come era lontana la Cina sei mesi fa… E noi ci siamo dimenticati di Bergamo, del Lodigiano e delle regioni colpite.

La Lombardia, la Liguria, il Piemonte e parte dell’Emilia Romagna stanno ancora lottando contro il virus. È vero, non è come due mesi fa, ma una informazione che allenti l’attenzione, la cura, la prevenzione è più dannosa di un’informazione che ammette che il virus è un grande sconosciuto imprevedibile. Forse fra qualche mese sarà tutto alle spalle e torneremo alle nostre vite normalmente, ma riteniamo che ora sia dannoso mandare informazioni che destano confusione tra persone ormai stanche e che non ce la fanno più. Non è più saggio ammettere che bisogna coltivare ancora per un po’ la pazienza?

Molti vedono complotti e meccanismi politici dietro a questa pandemia. La politica c’entra sempre. Per fortuna che c’è la politica (e per politica non intendiamo destra e sinistra, ma uomini e donne che nei loro limiti cercano soluzioni)! Sicuramente si poteva fare meglio, ma si poteva anche agire, secondo le logiche di alcuni paesi, con l’immunizzazione di massa. Come staremmo oggi?

Informare correttamente non significa nascondere gli eventi, i dati, le notizie, ma comunicarle con cognizione di causa. Le supposizioni vanno elaborate. Per giudicare i ragazzi a fine anno scolastico si fanno riunioni, ci si confronta tra colleghi e si analizza la situazione di ognuno, solo dopo si comunica. Lo stesso vale per il resto. Informare non è un parlare viscerale o un comunicare per il proprio minuto di fama, ma aver coraggio di dare forma a un messaggio.

Qualcuno è arrabbiato perchè ancora la notizia che il virus è vinto non è arrivata. Ma non si possono dare notizie a servizio delle emozioni che desidera la gente.

Intanto noi in questo tempo raccogliamo le notizie dagli amici che lavorano negli ospedali che ci dicono che ancora non è tutto a posto, da amici e conoscenti che hanno perso parenti e usiamo il buon senso.

Oggi per strada c’erano decine e decine di adolescenti senza mascherina. Non avranno ancora sentito che l’ultimo primario di turno ha comunicato che il virus è estinto, ma non vorremmo sentircelo dire tra qualche giorno, quando per l’estinzione o l’indebolimento del virus sarà richiesta ancora la collaborazione di tutti.

Anche noi aspettiamo la notizia che la pandemia è conclusa, ma vorremmo che fosse vera e non fuorviante.

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