Scusateci…ma abbiamo un sogno

Murales di Seth

Qualche scuola è ripartita da poco e ha spalancato le porte ai ragazzi, molte scuole si stanno preparando con non pochi problemi.

Mancano gli spazi e i banchi adeguati per sistemarsi. “Non importa! In qualche modo si fa…” e così si stanno muovendo docenti in cerca di soluzioni, spostando banchi, componendo aule, facendo prove e immaginando i ragazzi posizionati sulle sedie: “Così è proprio un metro di distanza! Ma i ragazzi non sono marionette, si muoveranno, si piegheranno per scrivere sul foglio…”.

Si stabiliscono regole con turni di entrata ed uscita e si immaginano lunghe file di docenti e studenti per accedere a scuola. Qualcuno si guarda in faccia incredulo, perché ricorda le corse sulle scale, l’accalcarsi, il fare la gara a chi arriva prima.

E poi ci si conta, molto preoccupati, perché manca l’organico, non sono ancora nominati insegnanti e personale ATA, fondamentale perché la scuola funzioni. “Come faremo?”, “E se qualcuno di noi sta male, chi ci coprirà?”, “Sarà un anno difficile…”.

Scusateci, ragazzi, se il primo giorno di scuola ci vedrete già stanchi, se vedrete i nostri volti, talvolta, segnati dalla preoccupazione di questo tempo.

Scusateci se a volte ci vedrete insicuri.

Scusateci se a volte vi sembrerà che abbiamo paura, perché magari pensiamo al genitore anziano, fragile o immunodepresso che non possiamo vedere per non rischiare di contagiarlo.

Scusate se non riusciremo subito ad inventare modi alternativi di fare lezione. Sarà tutto diverso. Non ci potremo sedere in mezzo a voi sui banchi, come spesso facevamo. Dovremo stare lontani e inventare modi di stare vicino.

Scusate se per anni vi abbiamo trasmesso che educare è stare in mezzo, perdonateci se non potremo farlo. Vi abbiamo insegnato ad imparare in gruppo e ora dovrete stare tutti distanti, ma troveremo modi nuovi per lavorare insieme e ognuno farà la sua parte.

Scusateci se saremo duri se trasgredirete alcune regole, ma sappiamo e sapete già che sono fondamentali per il bene di tutti.

E quando ci vedrete spaesati, disorientati, voi che siete bravi a sconfinare, a proporre strade nuove, non abbiate timore di comunicarcele. Noi ne faremo tesoro, se ci sarà permesso.

Per favore, cerchiamo di usare la parola come nuovo veicolo di relazione. Ci servirà anche per costruire una società migliore.

Forse qualcuno di noi vorrebbe accogliervi in modo fantastico, celare tutto, fare finta di niente, ma non è così. Si educa a partire dalla realtà e la nostra realtà è questa di paure di contagio, tutele da prendere, distanze da mantenere e tanto da inventare. Quest’anno, se il virus ce lo permetterà, la scuola sarà davvero un laboratorio, un’occasione per ripensare questo spazio prezioso per crescere. Perché sia così, per favore, non viviamoci come entità opposte, docenti da un lato e ragazzi da un altro, come sarà fisicamente, ma viviamoci come persone in ricerca di modi migliori per imparare, crescere, stare insieme. Alcune lezioni saranno noiose e forse vorreste farne a meno, ma per quest’anno, almeno per quest’anno, fidatevi di noi.

Durante la DaD ci siamo traghettati a vicenda. Ora ripartiamo insieme tra paura e desiderio di ritrovarsi. Viviamola come una grande occasione.

E perdonateci per quando saremo stanchi, spaesati, preoccupati. Non sarà per colpa vostra.

Cerchiamo di regalarci sorrisi, anche dietro alle mascherine, quando dovremo tenerle. Guardiamoci negli occhi. Rispettiamo le norme anti-covid, ma soprattutto rispettiamoci l’un l’altro e, anche se è difficile, andiamo alla ricerca di un mondo migliore.

Noi abbiamo deciso che quest’anno in classe con noi porteremo testimoni coraggiosi come don Milani, Paulo Freire, don Gino Piccio, Malala, Iqbal Masih e tanti uomini e donne che hanno lottato per un mondo migliore.

Abbiamo un sogno… una vita piena…

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