Laboratorio di empatia, sfida di quest’anno

La scuola è iniziata e questo blog è ripartito. Non riusciamo a scrivere come lo scorso anno quasi tutte le sere, perché siamo alle prese con gli impegni familiari che incalzano e per entrambi due scuole nuove da conoscere, ma non abbiamo intenzione di lasciare questo spazio di riflessione.

Quest’anno abbiamo una sfida: pensare e vivere la scuola come laboratorio di empatia.

Il laboratorio è un luogo di conoscenza, scoperta, sperimentazione e, ahinoi, lo sappiamo, anche possibilità di errore e relativa correzione e presa di responsabilità. Laboratorio è spazio vivo. Si è costretti a confrontarsi, a investigare, soffermarsi e vivere la scoperta. Non intendiamo la scuola solo come laboratorio in cui si imparano le discipline, indispensabili per una formazione e una base culturale per il domani, ma anche come luogo di relazione, scambio, dialogo e vita che è chiamata a circolare. Paradossalmente, quest’anno in cui siamo costretti a rimanere più fermi e a stare a regole indispensabili per il bene di tutti, sentiamo che questa dimensione laboratoriale è ancora più forte. Ognuno deve impegnarsi per il bene degli altri.

Così, seguendo il nuovo libro di Carofiglio, “Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose”, proponendo il video “I colori di Babou” (https://www.raiplay.it/video/2018/09/I-colori-di-Babou-a12d7156-262e-4a38-9d77-670cb44e5291.html) e il cortometraggio “L’altro paio” (https://lalbanews.it/video/286-il-film-egiziano-laltro-paio-il-miglior-cortometraggio-al-festival-del-cinema.html) abbiamo iniziato questo strano e sfidante anno scolastico. E la nostra proposta è pensare, vivere e costruire una scuola che sia laboratorio di empatia, in cui si impari ad ascoltare l’altro, comprendere le situazioni di chi è vicino, accorgersi, vedere, partecipare e, quando necessario, fare la differenza.

“Gli altri siamo noi” è il titolo di una vecchia canzone di Umberto Tozzi e “Io sono l’Altro” è il titolo di una canzone recente di Niccolò Fabi. Pensiamo che è così e in questo modo vogliamo vivere la nostra esperienza scolastica, ovvero come una costante educazione (un tirar fuori) alla consapevolezza che la vita dell’altro ci riguarda e che le nostre esistenze dipendono in un profondo legame di reciprocità. L’altro c’è e mi riguarda. Mi risponde, mi domanda, mi interpella, sente con me e vive con me, a scuola cresce anche con me.

Buon laboratorio di empatia a chi sente con noi questa istanza!

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